©TVOI Incontro con Yiqing Yin, designer tessile e scultore
Puoi raccontarci di più sul tuo background e sulla mostra che stai presentando a Calais?
"Sono una creatrice, designer e sarta. Attualmente presento la mia prima grande monografia, che attraverso circa sessanta silhouette ripercorre il mio percorso creativo dagli esordi alla ricerca più recente. La mostra va ben oltre il semplice abbigliamento: è punteggiata da ispirazioni sensibili e personali, con profumi, poesie, video, disegni, parole e immagini che rivelano il mio talento artistico."
Come hai iniziato a lavorare nel settore tessile?
Prima di iscrivermi alla Scuola di Arti Decorative, mi consideravo più uno scultore. Ciò che mi ha sempre guidato è il mio rapporto con la materia. Un giorno, la mia mano ha incontrato un tessuto malleabile ed espressivo. Me ne sono innamorato. Lavorare sul corpo, come mezzo vivo e attivo, mi ha aperto un nuovo modo di scolpire.
Come la scrittura automatica, è un processo sensibile e intuitivo, difficile da definire, ma è proprio questa vaghezza che mi interessa.
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©TVOI La mostra e il suo percorso stimolano tutti i sensi: la vista, l'udito e perfino l'olfatto...
Cosa ti ha spinto a scegliere questo formato immersivo e riflessivo?
“Questa gamma di sensazioni ci consente di aprire gli occhi su un mondo più intuitivo, più intimo.
Non volevo solo mostrare abiti, ma condividere un processo creativo, fatto di peregrinazioni, incontri casuali, felici coincidenze. Appellarsi ai sensi significa aprire le porte a questo mondo interiore, rendere percepibile l'invisibile.
Il tuo lavoro è percepito come raffinato come il vapore, sensibile ma anche estremamente tecnico.
“È un equilibrio costante tra rigore e casualità. Ad esempio, le tecniche di smocking o plissettatura richiedono una precisione millimetrica, un filo che segua una traiettoria perfetta... fino all'arricciatura, quando tutto si trasforma in un turbine. Non si può mai prevedere tutto, ed è proprio questo elemento di mistero che voglio preservare.
Anche se non cerco di rivelare tutto consapevolmente o esplicitamente, semino indizi, frammenti. Come la scrittura automatica. È un approccio sensibile, intuitivo, difficile da definire, ma è proprio questa vaghezza che mi interessa.
©TVOI Città del Pizzo Collabori anche con altri artisti. Hai qualche collaborazione degna di nota da condividere?
Il più recente è con Solène Jolivet, un'artista tessile che dipinge con il filo. Mi ha regalato delle magnifiche tavolozze, che ho trasformato in un abito fatto di decine di migliaia di fili. Un'opera a metà strada tra fantascienza e antropologia, immaginata nell'ambito del progetto "Mots spatialisés" avviato dallo stilista Octave de Gaulle. Entrerà a far parte di una collezione collettiva per un "museo archeologico del futuro". Una meravigliosa avventura artistica.
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©TVOI Città del Pizzo C'è un'opera della mostra a cui sei particolarmente legato?
"È difficile scegliere... Ogni pezzo racconta una storia, un momento della vita, un incontro, uno shock visivo o emotivo. Sono tutti profondamente legati al mio percorso personale."
— Yiqing Yin